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  • I Pokémon, secondo uno studio, sono in grado di attivare una nuova regione del cervello!

    I Pokémon, secondo uno studio, sono in grado di attivare una nuova regione del cervello!

    L’Università di Stanford, negli Stati Uniti, ha eseguito uno studio che ha messo a confronto l’attività del cervello di appassionati Pokémon ed un gruppo di normali persone non influenzate in alcun modo da essi.

    Articolo scritto da Nicola Vurro

    In una ricerca pubblicata sul Nature Human Behavior, è risultato come coloro che da bambini siano stati a contatto con il mondo dei Pokémon, abbiano sviluppato delle specifiche cellule del cervello atte a riconoscere i centinaia di Pokémon differenti.

    Gli esseri umani hanno delle straordinarie capacità di riconoscimento visivo di volti, parole, numeri, luoghi e simili. Tutto ciò è possibile grazie a piccoli neuroni delle dimensioni di un pisello, che si trovano nel lobo temporale, uno dei quattro lobi principali nella corteccia cerebrale del cervello, situato dietro le orecchie. Questi neuroni si trovano nello stesso posto per ogni essere umano, aldilà di età, sesso e razza.

    Tra questi neuroni ce ne potrebbe essere uno in particolare, il “neurone di Jennifer Aniston“, anche detto “cellula della nonna“, scoperto da un neuroscienziato dell’UCLA nel 2005. Questo neurone permette di riconoscere facilmente le immagini dell’attrice. Sono stati scoperti anche altri neuroni con gli stessi scopi per Bill Clinton, Julia Roberts e Kobe Bryant.

    Jesse Gomez con un bambino che gioca a Pokémon un Nintendo Gameboy.

    Jesse Gomez, dell’Univeristà della California di Berkeley, co-autore della ricerca insieme ad uno studente dell’Università di Stanford, ha dichiarato come sia ancora un mistero nelle neuroscienze, il perché dell’apparire di queste specifiche regioni di neuroni in determinati punti del cervello.

    Lo studio voleva determinare la teoria tramite la quale avviene tutto questo e per l’esperimento sono stati utilizzati individui che avessero avuto un’esperienza unica da bambini, con stimoli visivi differenti da quelli studiati fino ad ora. Infatti se quelle persone dovessero aver sviluppato una nuova regione del cervello utile a riconoscere quella nuova classe di oggetti, si potrebbero avere nuove tesi su come il cervello si organizza da sé.

    In laboratorio ci vorrebbero molte ore di pratica con nuovi stimoli visivi, perché si abbiano risultati significativi ai fini dell’esperimento. “Ma mi sono reso conto che gli anni ’90 lo avevano già fatto per me” ha detto Gomez, che prosegue: “Sono cresciuto giocando a Pokémon che premia i bambini nel riconoscere centinaia di Pokémon dall’aspetto simile. Ci si gioca in particolare durante l’infanzia, un periodo durante il quale il cervello è particolarmente plastico e reattivo alle esperienze.” Jesse Gomez ha perciò pensato che i giocatori di Pokémon come se stesso durante l’infanzia, avessero sviluppato una regione del cervello in risposta a quell’esperienza visiva.

    Il suo consulente, il professore di psicologia di Stanford, Kalanit Grill-Spector era inizialmente scettico riguardo questo esperimento, riteneva che l’aver giocato per molte ore ad un videogioco durante l’infanzia, non fosse sufficiente come stimolazione del cervello, tanto da generare nuove rappresentazioni nel cervello. Il professore infatti dice: “Le rappresentazioni nel cervello come quelle delle parole, vengono apprese durante l’infanzia. Imparare questi stimoli coinvolge molte ore dell’esperienza quotidiana, che vanno dall’infanzia fino all’età adulta.”

    Ma il professore ha avuto subito dopo due fattori molto chiari che gli hanno fatto perdere lo scetticismo iniziale. In primo luogo quando ha visto il Nintendo Gameboy ed i piccoli Pokémon pixelati in bianco e nero, ha realizzato come il gioco avrebbe effettivamente dato un’esperienza visiva unica e coerente per i bambini. Solo questo era già sufficiente per dimostrare le teorie attuali sullo sviluppo del cervello. Come seconda cosa Gomez gli ha mostrato i risultati sulle analisi del cervello di soggetti che avevano giocato molte ore a Pokémon da piccoli. In ognuno di essi era presente una specifica attività cerebrale relativa allo stimolo visivo dei Pokémon, nella stessa zona del cervello.

    Gomez ha così reclutato 11 esperti Pokémon di età media di 29,5 anni ed 11 soggetti che non conoscevano in modo approfondito il mondo dei Pokémon. Durante la risonanza magnetica eseguita su queste persone, gli sono state mostrate immagini di volti, animali, parole, cartoni animati e Pokémon. La reazione del cervello degli appassionati Pokémon alla visione di quest’ultimi è stata molto maggiore rispetto a coloro che non li conoscevano.

    Ecco uno dei soggetti mentre veniva sottoposto alla risonanza magnetica vedendo immagini dei Pokémon.

    I risultati di questo esperimento hanno dimostrato quanto era stato ipotizzato e cioè che nei fan dei Pokémon si era formata una nuova regione del cervello dedicata a riconoscerne i personaggi. Questo secondo Gomez, supporta una teoria chiamata “eccentricity bias“. Questa teoria dice che è il modo in cui guardiamo agli stimoli visivi (sia che si utilizzi la visione centrale o quella periferica) e quanto un oggetto occupa del nostro campo visivo, a determinare la posizione nel cervello di tale stimolo.

    Gomez ha detto che i Pokémon sono molto piccoli e quindi sono per la maggior parte del tempo visualizzati dalla visione centrale, occupando una piccola porzione della retina centrale quando li guardiamo. Invece i volti che guardiamo sono più grandi, occupando una parte maggiore della retina centrale; tutto ciò che guardiamo normalmente invece è molto più grande e si estende fino alla visione periferica. Quindi le informazioni derivanti dai vari stimoli sono destinate ad andare in zone leggermente diverse del cervello.

    Questi risultati dimostrano che il cervello è in grado di sviluppare regioni più specializzate per il riconoscimento di determinati oggetti” ha affermato Gomez che continua dicendo: “Quindi probabilmente non siamo limitati dal nostro cervello ma da quanto possiamo sperimentare durante l’infanzia.”

    I risultati dell’esperimento sulla nuova regione del cervello attiva nei fan dei Pokémon.

    Per tutti i genitori che potrebbero pensare che giocare ai videogiochi potrebbe influenzare il cervello dei bambini ed essere preoccupati, Gomez fa sapere che ogni singola esperienza che viene vissuta influenza in una certa maniera il cervello. Infatti questo è fatto in modo da poter accogliere e adattarsi a nuove esperienze, in particolare quando si è piccoli. D’altronde tutti gli esperti Pokémon analizzati stanno eseguendo dottorati in scienze o stanno lavorando in aziende come Google, dimostrando che non ci sono prove ad affermare che essere fan dei Pokémon possa avere un impatto negativo. Gomez ci fa sapere che questi ragazzi stanno facendo tutto nella loro vita davvero molto bene.

    Il video prodotto dall’Università di Stanford sulla ricerca effettuata.