Home » Notizie » Azione collettiva contro Nintendo: si farà?

Azione collettiva contro Nintendo: si farà?

Avatar Redazione
in
3 minuti

Introduzione

Si annunciano problemi per Nintendo of America e Nintendo of Europe. In America le associazioni a tutela dei consumatori stanno per intentare una class action o azione collettiva, al vaglio dello studio CSK&D, contro la Nintendo. Anche la Nintendo of Europe sta per subire lo stesso trattamento, per effetto delle azioni collettive esperibili in Italia, Germania e Francia, ed al vaglio degli uffici legali.

Il problema

Il problema del Joy-Con Drifting su Nintendo Switch esiste da diverso tempo, ma solo ultimamente la questione ha assunto una ripetitività e un’identità più precisa. Quando la notizia sui difetti riscontrati nei controller è finita sulla stampa americana ed europea, ha raggiunto una massa critica di lettori ed altri utenti, necessaria per poter esperire un’azione collettiva.

Le cause

Come si può vedere in questo articolo, gli stick analogici dei Joy-Con inviano input continui anche se di fatto non vengono toccati dall’utente. Per questo motivo, nei giochi si rileva un costante movimento di personaggi o cursori quando invece il giocatore non sta toccando lo stick analogico relativo. In base ad indagini accurate, sembrerebbe che questo problema derivi dai materiali utilizzati nella progettazione del dispositivo. Il materiale simil-grafite sarebbe un ricettacolo di sporcizia e polvere, inficiando la rilevazione degli input. Anche la progettazione dei pulsanti e delle relative corse è costellata da difetti di progettazione. Ciò rende possibile il drifting anche in assenza di polvere. Con il moltiplicarsi di queste segnalazioni e la presa di coscienza del problema effettivo, endemico, l’azione collettiva contro Nintendo diviene inevitabile.

Conseguenze per la divisione americana

I primi a muoversi sono stati gli americani, complice un codice di commercio molto snello che facilita il compito, ed un forte radicamento delle associazioni di tutela dei consumatori. Lo studio CSK&D, specializzato in azioni collettive, ha preso in carico la pratica, per valutarne l’impatto e l’entità del risarcimento che può essere ragionevolmente richiesto.

Possibili conseguenze per la divisione europea

Successivamente a muoversi sono stati gli europei, anche grazie a procedure sostanzialmente simili. Per effetto delle direttive europee, le normative in oggetto nei singoli Stati membri si sono amalgamate, oppure sono stati definiti istituti giuridici ex-novo per colmare il vuoto giuridico, esistente in taluni ordinamenti, come il nostro. Le associazioni dei consumatori francesi e tedesche, alcune, stanno predisponendo la documentazione necessaria per la pratica.

Ed in Italia?

In Italia, è più complesso, in quanto la legislazione vigente rende complesso procedere chiamando in giudizio, in un procedimento civile, mediante azioni collettive, una società, imponendo limiti stringenti. Per tale motivazione le azioni collettive in Italia sono inferiori e godono di minore rilevanza pubblica, anche per la maggiore debolezza delle associazioni di tutela preposte. Ciò deriva da una cronica ignoranza dei propri diritti e degli strumenti riconosciuti dall’ordinamento. In compenso, l’Autorità a difesa del consumo ha aperto un’istruttoria in merito. Tale istruttoria è necessaria per valutare l’esistenza di pratiche commerciali scorrette e/o violazione dei diritti dei consumatori.