Chiunque possieda una Nintendo Switch sarà senz’altro a conoscenza del problema, del Joy-Con Drifting.
Introduzione
Con questa terminologia ci si riferisce ad un difetto di funzionamento della coppia di pad della console ibrida, chiaramente noto a Nintendo. La console, difatti, continua a registrare gli input delle levette analogiche, anche se queste permangono in posizione neutra. Ciò determina un continuo movimento del personaggio o della telecamera, che può, quindi, essere interrotto, unicamente con un nuovo input del giocatore. In pratica la console risponde inversamente ai comandi definiti dal giocatore; questo problema compromette notevolmente la sua user experience, e di riflesso, la loyalty dello stesso nei confronti della casa. Tale problema è stato portato all’attenzione della casa svariate volte, anche attraverso il ricorso ad azioni di classe. Regolamentate nel periodo 2008-11, sono un istituto previsto anche dal nostro ordinamento di procedura civile.
Mediante le azioni di classe, una pluralità di consumatori o di soggetti che accusano un danno o una lesione (in questo caso nell’uso del gioco) da un bene venduto da un produttore possono, se la lesione dei loro diritti è omogenea, ricorrere collettivamente contro l’azienda, a fini risarcitori, dinanzi al giudice.
Politica aziendale in USA e nell’area Euro
La sostituzione del Joy-con per drifting, normalmente, viene operata solo nel periodo, di 2 anni, dove vige la garanzia legale di conformità. La sostituzione, in questo caso, è obbligata. Molte imprese, però, per evitare problemi di reputazione e di appetibilità del marchio nei confronti del pubblico, garantiscono rimborsi nei confronti dei clienti, anche quando non vincolati dalla legge. Ad esempio, Nintendo of America garantisce rimborsi pari a circa 40 dollari per i clienti afflitti, anche se fuori garanzia.
La divisione del Vecchio Continente della compagnia nipponica è decisamente meno accomodante, nonostante la protezione del consumatore riconosciuta, uniformemente, da tutti i Paesi dell’area Euro (e buona parte degli altri), sia molto più stringente. La compagnia, difatti, non offre rimborsi o qualsiasi altro rimedio nei confronti dei consumatori afflitti da tale problema. Provvede a farlo solo quando vincolata dalla legge. Utenti lamentano anche una certa scortesia e sufficienza nell’approccio al consumatore da parte della compagnia. Ad un giocatore francese, la Nintendo ha offerto unicamente tre opzioni: pagare la riparazione del Joy-Con, con un costo di 45 euro, distruggere il joy-con, accollarsi i 15 euro di spedizione del joy-con, senza alcun intervento, dal centro riparazione. Se fosse stato in garanzia, la società sarebbe stata costretta a sostituire il joy-con, ripararlo o rimborsare il cliente.
Conclusioni
Questa condotta, molto miope, da parte dell’azienda, produrrà tre conseguenze: una sempre maggiore disaffezione al marchio con riduzione di introiti nel prossimo futuro, una rivalutazione al rialzo dei danni che richiederanno le varie associazioni nelle azioni di classe contro la compagnia, un calo immediato nelle vendite (o anche un minore incremento) della console in favore di concorrenti.
Voi cosa ne pensate? Aderite a questa politica aziendale?

