Sono passati poco più di 30 anni da quando il mondo dei Pokémon ha aperto le sue porte ai tanti appassionati di videogiochi. Oggi, dopo tre decadi dall’uscita dei titoli che hanno dato il via alla Pokémania, vi riportiamo a Kanto per rivalutare e rianalizzare i due giochi di prima generazione.
Basate su grafica, gameplay, storia, Pokémon e longevità, le nostre recensioni valuteranno i titoli esclusivamente riferendosi allo standard di videogiochi disponibili al tempo dell’uscita di Pokémon Rosso e Blu.
La grafica (8/10)
Nella nostra recensione dei titoli di prima gen non possiamo non partire dalla grafica: da veri jrpg, i due titoli presentano la classica visuale bidimensionale dall’alto in terza persona.
Il design dei mostriciattoli è semplice, ancora lontano dal livello raggiunto oggi. Rimane comunque un titolo accattivante e innovativo per l’epoca, impostato sulla tradizionale scala di grigi che caratterizzava il Game Boy.
Il gameplay (10/10)
I due titoli si dimostrano innovativi in merito al gameplay: un sistema di lotte 1vs1 dove mandare in campo un massimo di 6 pokémon; un’esplorazione libera e avvincente, con mostriciattoli selvatici nell’erba alta e trainer pronti a lanciarti un’occhiata per sfidarti. Tra palestre e Lega, il gioco si fa poi sempre più emozionante, regalando agli allenatori la possibilità di rendere migliore la propria squadra di partita in partita.
La meccanica più bella? Quella delle evoluzioni! Vere e proprio nuove creature, più forti e che avrebbero potuto apprendere nuove potenti mosse.
Sulle lotte è il caso di dedicare un piccolo discorso a parte: Pokémon Rosso e Blu introducono questo sistema di scontri che, in genere, permette al più forte di resistere. L’astuzia dell’allenatore, però, giocherà un ruolo fondamentale: i “Pocket Monsters” infatti possiedono vulnerabilità e resistenze ai tipi, altra grande invenzione del team di sviluppo. Nei giochi di prima gen sono 15! Le mosse, come detto, arrivano ad un massimo di 4 per set, con la possibilità, salendo di livello, di apprenderne di nuove.


La storia (9/10)
La storia è abbastanza leggera, essendo comunque una videogioco pensato per un pubblico di bambini e adolescenti.
Si parte da Biancavilla, con il nostro personaggio che incontrerà di lì a poco il Professor Oak, pronto a dargli il primo Pokémon per viaggiare liberamente in tutta Kanto.
Qui viene poi introdotta la figura del rivale, presente poi in tutti i capitoli della saga. In questo caso, è proprio il nipote di Oak a ricevere nello stesso nostro istante Pokédex e starter. Tra palestre e quest del Team Rocket, le sfide risultano più che godibili.
I celebri 151 (9/10)
Veniamo ora ai Pokémon: per questa prima generazione ne contiamo 151, tutti ben caratterizzati anche nel Pokédex, dove si poteva leggere qualche riga di descrizione su ogni mostriciattolo. Nel computo totale sono inseriti anche i primissimi leggendari, tra cui i componenti del primo trio: Moltres, Articuno e Zapdos; Mew e Mewtwo.
La scelta per comporre il proprio team è quindi più che variegata, sia in termini di funzionalità, sia in termine di estetica, con diversi Sprite ancora oggi molto apprezzati.
Longevità (8/10)
I due titoli hanno dato vita ad un fenomeno internazionale, che è stato poi trasposto anche sul piccolo schermo, con le avventure di Ash e Pikachu che, dal 1997, faranno ricredere anche i pochi, pochissimi scettici.
Oggi, nonostante molte meccaniche non siano invecchiate più di tanto, i fan spesso prefersicono cimentarsi in un re-play dei due remake, a colori e più aggiornati anche dal punto di vista delle funzionalità.
Curiosità bonus: i remake
Potevamo concludere la nostra recensione senza citare alcune ultime curiosità su questi titoli? La loro iconicità deriva anche da alcune leggende e innovazioni che si legano indissolubilmente ai primi due videogiochi della saga.
Partiamo con qualcosa di cui parlavamo già qualche riga più su: i remake non possono non meritare una “honorable mention” in questa speciale review: Rosso Fuoco e Verde Foglia sono gli “enhanced remake“ dei capitoli di prima generazione, usciti 7 anni dopo la comparsa delle forme originali.
Rispetto ai capitoli usciti nel ‘96, questi due titoli presentano nuove funzioni, tra cui quella “Aiuto”, l’introduzione del Cercasfide e del Pokévip. Introdotta anche la Sala Contatto, una stanza di scambio che consentiva la connessione in simultanea con massimo otto persone. Infine, venne aggiunta anche la funzionalità del Dono Segreto.


Curiosità bonus: La sindrome di Lavandonia
La Sindrome di Lavandonia è la classica leggenda metropolitana che ogni giocatore di Pokémon conosce.
La leggenda racconta di come la musica della città potesse causare nausea, mal di testa, arrivando addirittura ad alterare la mente dei tantissimi bambini che giocarono al videogioco. Col tempo la questione è rimasta nei ricordi principalmente come una leggenda, ma chi ascolta quelle note ancora oggi, riesce a percepire l’angoscia e il disagio che trasmetteva.
Curiosità bonus: MissingNo
Se si parla dei primi titoli, non si può non menzionare anche MissingNo. È un Pokémon glitch che poteva essere incontrato attraverso specifiche azioni compiute nel gioco. Si tratta di un vero e proprio errore di programmazione nelle edizione europee e nordamericane, scoperto da alcuni videogiocatori, in grado di “glitchare” il gioco stesso.

MissingNo, nel 2009 insignito da IGN come uno dei migliori easter egg dei giochi Pokémon, possiede addirttura un tipo: Volante / Normale. Ha lo stesso verso di Nidoran maschio (senza eco) e non può imparare mosse con l’aumento di livello.
Conclusioni e voto finale
La review dei titoli di prima gen giunge dunque al termine. Come ampiamente rimarcato, Pokémon Rosso e Blu hanno segnato un’era, aprendo la strada ad un vero e proprio fenomeno che, dal 1996 in poi, ha allargato sempre più i suoi orizzonti, inglobando anche i più scettici.
Pokémon Rosso e Blu chiudono con uno score di 9 su 10, in attesa dei loro successori.















