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LEVEL-5 sta abusando dell’Intelligenza Artificiale Generativa?

Avatar Elisa Cosmai
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Lo scorso 10 settembre si è tenuto il Level-5 Vision 2026, evento del celebre studio giapponese dietro a franchise iconici come Inazuma Eleven, Ni no Kuni e ovviamente la serie del Professor Layton.

Lo showcase avrebbe dovuto essere un nuovo importante appuntamento per presentare il futuro della software house, ma ha finito per fare da miccia e riaccendere il dibattito sull’uso dell’intelligenza artificiale generativa nell’industria dei videogiochi. La community ha infatti individuato numerosi elementi ritenuti riconducibili all’uso dell’AI generativa nei filmati di presentazione, utilizzo successivamente confermato dallo stesso Hino.

Di fronte alle crescenti critiche dei fan delusi dalla mancanza della solita cura artistica dello studio, il CEO Akihiro Hino è intervenuto pubblicamente per chiarire la posizione dell’azienda, chiedendo scusa per l’impatto visivo della presentazione, ma difendendo al contempo la visione strategica di Level-5.

Le scuse di Akihiro Hino

Hino ha spiegato che l’uso dell’IA durante l’evento sarebbe nato dal desiderio di sperimentare le ultime tecnologie per rendere il materiale promozionale più “spettacolare e d’impatto“. Riconoscendo però di aver fatto un uso fin troppo esteso di questi strumenti nel tentativo di fare presa sul pubblico, il CEO si è scusato per aver messo a disagio gli appassionati, promettendo di far tesoro dell’esperienza per i prossimi eventi.

Allo stesso tempo, Hino ha voluto distinguere l’utilizzo dell’AI nei processi produttivi dagli aspetti che definiscono l’identità creativa dei giochi, chiarendo quale ruolo Level-5 intenda assegnare a questa tecnologia.

I punti chiave della posizione di Level-5

Akihiro Hino ha tenuto a precisare che la creatività umana rimane al centro dell’identità di Level-5: elementi fondamentali come la sceneggiatura, il character design e le ambientazioni di base vengono, secondo il CEO, realizzati interamente da artisti.

In questo contesto, Level-5 afferma di voler utilizzare l’IA soprattutto per automatizzare o velocizzare alcune operazioni tecniche, come la trasformazione dei bozzetti bidimensionali in modelli poligonali 3D, con il chiaro obiettivo strategico di ridurre i tempi di sviluppo dei titoli principali, passando dai consueti cinque anni ad appena due.

La trasformazione di un’industria

La scelta di Level-5 si inserisce in un trend ormai dilagante nello sviluppo globale: l’utilizzo della GenAI per compiti ripetitivi e tediosi è assolutamente comprensibile e ben accetto nella prospettiva di velocizzare i processi di sviluppo. Tuttavia, la critica mossa dai fan in questo caso era molto più specifica: l’utilizzo dell’intelligenza artificiale all’interno di un prodotto può avere un forte impatto sulla resa artistica finale, impatto fortemente negativo in questo caso.

Nel caso del remake de Il professor Layton e il paese dei misteri, alcune delle critiche più pesanti si sono concentrate proprio sulle immagini mostrate durante l’evento. Diversi utenti hanno evidenziato anomalie visive e dettagli ritenuti riconducibili all’upscaling o alla generazione tramite IA, anche se Level-5 non ha condiviso dichiarazioni chiare a riguardo.

Lo stile artistico è sempre stato uno degli elementi fondanti della serie e, come afferma lo stesso Hino, uno dei pilastri dell’identità creativa di Level-5. Perché allora non dedicare maggiore cura alla presentazione di un remake che riguarda un gioco così importante per la storia dello studio? Sarebbe bastata una revisione più attenta per evitare quella sensazione artificiale e straniante che ha alimentato gran parte delle critiche.

Fonti: 1, 2