Home » Speciali » TREEKACHU: La vecchia community Pokémon alza bandiera bianca

TREEKACHU: La vecchia community Pokémon alza bandiera bianca

Avatar Mr.Pokém0n
in
6 minuti

Si, la bandiera bianca sventola più in alto che mai, forse così in alto da perdersi alla vista. Il collezionismo ha smesso di esser il principale motore pulsante delle community lasciando spazio a quella che è una vera e propria caccia all’oro.

Cosa succede quando i più non hanno le risorse per iniziare e sostenere questa folle caccia all’oro?

Una preoccupante involuzione

Prima fase

Per rispondere a questa cruciale domanda dobbiamo prima fare alcune considerazioni. Il Set Base uscì in Italia negli inizi del 1999 e fin da subito si creò intorno al brand una community appassionata e compatta. Inutile negare che, già dalla prima espansione, svettavano carte ricercate e bramate da chiunque, tra cui anche il mitico Charizard. Anche il competitivo era molto in voga grazie alle Leghe di paese e molte carte erano ambite proprio per costruire i mazzi più forti con cui vincere le famose medaglie.

La caccia alla rarità nasceva da una fiamma di passione ed i protagonisti erano semplicemente i Pokémon ritenuti più fighi o forti. Tutto ciò era estremamente strutturato perché le carte “del momento” avevano un fondamento di rarità o potenza competitiva. Con lo scorrere degli anni si susseguirono nuove rarità e nuove carte diventarono il trofeo da ottenere per farsi adorare dai compagni di classe o per sbaragliare la concorrenza ai tornei di quartiere.

Seconda fase

Ad un certo punto, però, arrivò un’onda di fango dall’America che sconvolse l’intero approccio al brand infettando come un virus il legame tra carte e community.

Le fondamenta solide che sostenevano le carte oggettivamente più rare e forti avevano reso molte di queste inaccessibili a gran parte dei nuovi arrivati nella community. I nuovi aspiranti allenatori trovarono dei veri e propri muri invalicabili così, invece di trovare un proprio modo di collezionare che li gratificasse, crearono il mito.

Grazie all’indiscussa potenza titanica degli influencer, soprattutto di oltre oceano, carte appena uscite, senza alcuna base di rarità o competitività, raggiunsero prezzi uguali o superiori a quelle carte storiche che fino al mese prima impaurivano chiunque.

Da questa fase nacquero i miti di Moonbreon, BubbleMew, Latios & Latias GX, Charizard VMAX shiny ecc ecc…

Questo era però solo l’inizio della delirante corsa al mito. È vero, carte appena uscite o addirittura ancora prima di uscire, avevano raggiunto e superato i valori di carte storiche costruiti in modo organico nel tempo. Nonostante ciò, a livello di rarità non erano così semplici da trovare e rimanevano in numero esiguo rispetto alle migliaia di carte uscite ogni anno.

Il problema dei nuovi utenti però, non solo non era risolto, ma era peggiorato.

Terza fase

A render tutto più tossico e marcio si presentò pure il fenomeno del restauro. Poichè le vecchie carte più ambite erano ormai lontane dalla portata dei nuovi utenti, ecco che nacque l’illusione di poter rimettere a nuovo carte distrutte, piegate e logorate. La morbosa esigenza di voler far parte del gruppo divise in due parti un’utenza sempre più debole. Una parte degli utenti era pronta a chiudere gli occhi dinanzi a carte alterate, illudendosi di avere per le mani reliquie come nuove. L’altra parte, grazie ad un ottimo background di reel visti, aveva già in mano gli strumenti del mestiere del restauratore ed era pronta a mettersi all’opera.

Nessuno però si salva dal restauro. È impossibile ignorare la moda e continuare per la propria strada perchè ad oggi l’intero comparto di carte sul mercato è inquinato con carte alterate, spesso difficilmente irriconoscibili ad occhio nudo. La consapevolezza di ciò che si compra viene meno e chiunque si potrebbe trovare in collezione carte alterate nella struttura senza effettivamente volerlo. Chi ci assicura che tra 15 anni o meno quei difetti nascosti non facciano nuovamente capolino tra una sleeves ed un top loader?

Nuovi muri invalicabili si estendevano a bloccare tentativi di accettazione nelle community. Se non si sfoggiava la sbustata della vita, il god pack con dentro carte da gradare o non si trovava un album ammuffito in soffitta si percepiva di non far parte della community. Quest’ansia logorante, che non si placava neanche comprando 20 box di Evoluzioni Eteree da tenere sigillati per la pensione futura, mutò inesorabilmente in qualcosa che stento ancora a credere esista.

Quarta fase

Arriviamo quindi ai giorni nostri, ai giorni in cui le community Pokémon non si fondano più sul collezionismo, ma sul guadagno scellerato ed ignorante. Adesso, con tutti gli strumenti a nostra disposizione riprendiamo la domanda iniziale: cosa succede quando i più non hanno le risorse per iniziare e sostenere questa folle caccia all’oro?

Quando la tanto moderna FOMO (paura di esser tagliati fuori da una community) annebbia i sensi non basta più accelerare la crescita del valore economico di carte storiche o creare miti moderni.

Si creano i falsi miti!

Basta che il più comune degli influencer citi una qualunque carta in qualche marcio podcast e la magia è fatta. In men che non si dica, anche la più comune delle carte che fino al giorno prima stava a pochi centesimi diventa ambitissima. Tutti la devono avere per dimostrare di far parte del gruppo, millantando però che l’acquisto compulsivo è solo a scopo di investimento futuro. Da qui parte il completo buyout su ogni sito di vendita, i gruppi si intasano di post “copia-incolla” dedicarti alla carta del momento e tutto il resto finisce nel dimenticatoio. Quando, dopo un paio di settimane, la carta del momento ha annoiato, ecco che parte una nuova ondata di FOMO pronta a colpire una nuova carta.

Il ciclo si ripete al tempo di un meme, al tempo di un reel… Tutto frenetico, senza passione, senza ricerca e senza personalità. La gratificazione personale si trasforma nell’ansia dell’accettazione, i Pikachu si trasformano in Treekachu e le persone iniziano a vedere ombre che manco esistono. Carte usate fino al giorno prima come sottobicchieri diventano inestimabili fossili da museo, papere con l’emicrania la nuova panacea di tutti i mali e piccoli pittori su sfondi stock vengono elevati alle opere di Mondrian.

Treekachu – Il Pikachu della discordia

Ultime considerazioni

In tutto questo tripudio di anime insofferenti si alza timida una bandiera bianca. Sventola per annunciare il passaggio del testimone tra il collezionismo e la FOMO. Non si torna indietro, il collezionismo sano è diventato oggi più che mai un atto personale e non di condivisione, destinato ai pochi che ancora gioiscono nel profumo di un pacchetto o nell’acquisto al mercatino di una biglia con sopra il proprio Pokémon preferito.

La bandiera bianca rimarrà lì, immobile, a ricordare i momenti in cui comprare carte univa e curava dalle ansie e dall’isolamento. Treekachu e l’ossessione dei suoi cameo in altre carte sono solo l’ultimo fulmine del momento, ma altro arriverà a sgretolare quel senso di community ormai perso.